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ESCLUSIVA TMW - Foggia: "Ora un momento di pausa, poi tornerò più carico"

di Stefano Sica
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© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com

Tante squadre si sono abbeverate al suo talento. Con la Lazio i successi indelebili, con due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega messe in bacheca. Ora Pasquale Foggia, dopo l'addio improvviso alla Salernitana, è uno svincolato di lusso con tanta voglia di stupire e di divertire ancora per molto. Il suo futuro è per ora top secret ma avrà certamente uno sbocco decisivo nel corso delle prossime due settimane. Nel frattempo il furetto partenopeo si gode le attività dei suoi ragazzi della scuola calcio omonima a Soccavo di stanza sul campo La Loggetta, struttura presso la quale lo incontriamo.

Perché questa separazione inattesa?
"Quando non ti senti al centro di un progetto e pensi di non rientrare in un discorso tecnico a 360 gradi, è giusto farsi da parte. E' stata una scelta mia, personale e intima. La vita è fatta di sensazioni. Mi sento una persona limpida, pulita e trasparente, per questo ho rinunciato ad un contratto importantissimo non solo per questa categoria. Ero legato alla Salernitana fino al 2016 a cifre importanti. Ma nella vita non contano solo i soldi, quelli contano in parte. Ho preferito così strappare un contratto anche se qualcuno poteva prendermi per pazzo. Ma oggi posso dire che non vivo solo per quello".

Ci sono state già richieste?
"L'interessamento della Juve Stabia è reale e se ne parla da tanto. Ma il mio procuratore di chiamate ne ha avute, anche dall'estero. Ma mi sono preso una pausa di riflessione. Non voglio sbagliare la scelta e non posso fare le cose in modo affrettato. Parlando con la mia famiglia mi sono preso 7-10 giorni di pausa. Sto valutando tutto, ma per ora mi fermo e poi deciderò. Non ho alcuna fretta".

Con quale voglia riparte dopo l'addio alla Salernitana?
"A 31 anni, intanto, non sono di certo anziano. Ho rescisso perché mi sento una persona con tanta dignità. Potevo continuare a prendere i soldi mettendo in secondo piano il fatto che potessi giocare o meno. Ma non sono fatto così. E gli stimoli ce li ho e sono intatti".

Che campionato potranno fare i granata?
"La Salernitana è obbligata a fare bene. Non dico obbligata a vincere perché ne vince solo una. Ma può ben comportarsi perché ha i mezzi per farlo. Ha giocatori forti in tutti i reparti, di qualità e di esperienza. Basta leggere i nomi della rosa, forse questa squadra non ha nulla a che vedere con la Lega Pro. Servono solo gli stimoli per far bene e vincere".

C'è un messaggio che vuole lanciare ai tifosi?
"Salerno è una piazza importante, lo si è visto anche dalle presenze allo stadio nell'ultima partita. E' una tifoseria che merita tanto, che ha voglia di un calcio diverso da quello della Lega Pro".

Chi vede favorite nel girone meridionale di Lega Pro?
"Penso alle solite, tipo il Lecce, il Benevento che investe ogni anno tantissimo, e la stessa Salernitana. Ma negli ultimi anni esce sempre qualche sorpresa. Bisogna stare sempre attenti a certe realtà che partono in sordina e, col passare del tempo, si fanno valere".

Ha qualche rimpianto che si porta dietro?
"No. Non sono una persona che vive di rimpianti. Sono partito da niente, da zero. Fortunatamente ho realizzato tutti i miei sogni giocando in tutte le categorie, dalla C alla A. Ho segnato in tutte le categorie e ho avuto l'onore di giocare in Nazionale, facendo la trafila dall'Under 15 fino alla Nazionale maggiore, con cui ho fatto anche gol. Ho vinto Coppe Italia e Supercoppa con la Lazio. Ho vinto in B e in C, e poi la salvezza storica di Reggio Calabria con Mazzarri. Perché essere rammaricato? Mi sento anzi fortunato e privilegiato e mi sono tolto tutte le soddisfazioni che potevo togliermi".

Lei ha fondato una scuola calcio che porta il suo nome. Tanti gli eventi che organizzate annualmente sul campo "La Loggetta". Un bilancio?
"Ho fondato questa scuola calcio nel 2008, sempre con una media di 300 bambini iscritti. Si è creata una realtà bellissima perché parte da un quartiere, tra virgolette, a rischio. Molti, quando sentono parlare del Rione Traiano, magari si spaventano. Invece qui c'è un'atmosfera magnifica. Abbiamo aperto la nostra scuola calcio a tutti. Qui vengono sia dalla Napoli "bene" sia dai quartieri più popolari. Insomma, c'è un giusto mix. Ma si è generata una bella armonia tra di noi, i bambini vengono con piacere e si divertono. Noi cerchiamo di migliorarci anno dopo anno e abbiamo anche dei riscontri tecnici. Anche se poi questi, pur se ci fanno piacere, valgono fino ad un certo punto. Perché quello che ricerchiamo noi è l'educazione, la voglia di stare e di crescere assieme, di far parte di un gruppo, di una famiglia con valori e principi di un certo tipo. Noi però possiamo agire fino ad un certo punto, perché serve sempre l'impegno quotidiano dei genitori. E ciò che conta è la vita reale di tutti i giorni perché questo è uno sport in cui solo in pochi avranno la fortuna di arrivare dove sognano. Noi comunque abbiamo rapporti con molte società professionistiche tanto che, negli ultimi due anni, abbiamo girato loro più di 25 ragazzi. E ci impegneremo per fare ancora di più. Ma questa resta pur sempre una scuola calcio aperta a tutti. Se poi esce il talento, tanto meglio".

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