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Milan, Serafini: "Robinho, Ambro, El Sha, difficile capire chi tradisce e chi no"

di Redazione TMW.
Fonte: Luca Serafini
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© foto di Pietro Mazzara

Il calciomercato non cambia spartito, sia negli anni d'oro in cui si potevano importare Falcao, Platini, Zico, Maradona, Rummenigge, sia durante le vacche magre in cui è il picco massimo dello scambio Alvarez-Nocerino a scuotere i tifosi di Milaninter. Non cambia spartito perché rimane inesorabilmente prigioniero dei procuratori che si ingraziano qualche giornalista, rivelando quello che fa comodo nella maniera in cui fa comodo, tacendo il vero. Inesorabilmente prigioniero dei trucchi dei dirigenti, dei capricci dei giocatori, delle plusvalenze, delle mazzette, dei sussurri, delle voci, delle indiscrezioni, della necessità di sparare in prima pagina, di quelli che hanno una fonte sicura. Che sia il portiere o il parrucchiere o il barista o il tassista o l'amante. Eravamo ragazzi, siamo ormai sin troppo adulti, ma proprio nulla è cambiato, se non il giudizio della gente, dei tifosi, che oggi hanno la possibilità minuto per minuto di esultare, criticare, scorticare, applaudire, insultare (non solo per quanto attiene il calciomercato). Ed è ovviamente cambiato anche il modo di pensare.
Quando eravamo ragazzi e le società potevano disporre a piacimento dei propri tesserati, ai quali era fatto divieto di opporsi, soffrivamo per le cessioni di Sabadini alla Sampdoria, Chiarugi al Napoli, Benetti alla Juventus, persino per Calloni al Verona.

Oggi che il potere è in mano ai giocatori, i quali possono disporre e ricattare quando e come meglio credono, la gente fa un po' più fatica a distinguere fra traditori e traditi, fra balle per confondere e menzogne sacrosante. Quindi si fa confusione su diritti e doveri, su scelte e imposizioni: se il Milan scarica dopo 18 anni di militanza il suo capitano Ambrosini, il quale ha ancora voglia di allenarsi e giocare a prescindere dai quattrini, perché non dovrebbe continuare farlo? Se El Shaarawy non è in vendita, ma le offerte continuano ad arrivare e (forse) lievitare, perché Galliani dovrebbe dire "il Faraone non è in vendita"? Se c'è un interesse per Tevez, perché negare che si può concludere solo se verranno ceduti Robinho in primis e casomai Boateng?
Facciamo fatica a capire chi tradisca tra uno che "gioca" da un anno con la testa a Copacabana (per la cronaca 2 gol di cui uno su rigore in 23 partite di campionato, non male per un attaccante brasiliano) e un altro che, congedato in crociera, accetti un'avventura nuova e breve alla Fiorentina. Come facciamo fatica a capire perché per esempio Montolivo da Firenze al Milan è un eroe e Ambrosini dal Milan alla Fiorentina è un voltagabbana. Non è cambiato nulla nei modi e nei metodi dei protagonisti, se non le date (oggi il mercato di fatto dura 5 mesi l'anno, da maggio ad agosto e poi di nuovo a gennaio), altro fatto che ha destabilizzato il modo di ragionare e di giudicare dei tifosi. La retorica è sempre in agguato, anche nelle osservazioni più semplici, in quelle elementari. Chi se ne va per soldi è un mercenario, con quello che guadagna, ma se al suo posto ci fosse uno qualsiasi di noi?
Perché farsi tentare dalla vendita del Faraone, se un anno fa la cassaforte era blindata dal pareggio di bilancio e non sarebbero più stati necessari sacrifici?
Tra una settimana e l'altra, tra un mese e l'altro, consideriamo che non è cambiato nemmeno il mercato del Milan: servivano un difensore, 2 centrocampisti e almeno un attaccante un mese fa, servono ancora oggi. C'è tempo, il tempo è l'unica cosa che abbonda.

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Lunedì 31 Dicembre 2018
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