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Dzagoev, Zar di Russia con modestia

di Francesco Letizia
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Prima la Uefa dello Zenit, a cui ha fatto seguito la Supercoppa Europea, poi la grande sorpresa della Nazionale di Hiddink ad Euro 2008: il calcio russo sta crescendo ormai in misura esponenziale, anche grazie ad un campionato sempre più competitivo e combattuto. Non solo brasiliani ed argentini però movimentano il torneo sovietico: il talento più cristallino ha 18 anni, si chiama Alan Dzagoev e gioca nel CSKA. Scopriamo insieme la nuova stella del calcio dell'est.

Alan Elizbarovich Dzagoev (in caratteri cirillici Алан Елизбарович Дзагоев) nasce il 17 giugno 1990 a Beslan, nell'Ossezia del Nord, regione tristemente famosa per i conflitti sorti negli ultimi mesi tra Russia e Georgia e per la vicinanza all'altrettanto martoriata zona della Cecenia.

Figlio di Tariel e Lana, dimostra sin da piccolo una grande passione per il calcio, forse condizionata dalla madre che, come racconta lui stesso "sa fare almeno 10 palleggi su una gamba sola": il piccolo Alan e suo fratello maggiore iniziano allora a giocare, all'età di 10 anni, nelle giovanili dello Yunost Vladikavkaz, pur essendo un grande tifoso dei rivali dell'Alania.

Ben presto il calcio diventa per il talentuosissimo ragazzo la sua ragione di vita: sognando di diventare come Frank Lampard, il suo idolo in quegli anni, Dzagoev decide di lasciare anche la carriera scolastica (in cui peraltro si applica in maniera alterna, ovvero solo nelle materie che, come la storia, lo affascinando). Intanto nel 2006, all'età di 16 anni, si avvicina la maturità calcistica.

Viene acquistato per pochi rubli dal FC Krylia Sovetov-SOK, squadra di Dimitrovgrad militante nel campionato di Serie B, zona Ural-Povolzhye: il suo talento però è già nettamente di un livello superiore, tanto che in un campionato duro in cui il fisico e l'esperienza fanno a volte più della classe, il giovanissimo Dzagoev mette a segno 6 gol in 37 presenze. Inevitabile allora richiamare a sè gli osservatori dei grandi club russi: la rapidissima ascesa è imminente.

Tra le tante offerte arrivate nel dicembre 2007, tra cui quella pesantissima dello Zenit San Pietroburgo, la società ed il giocatore scelgono quella del CSKA Mosca, la corazzata allenata da Valery Gazzaev: guarda caso (ma neanche troppo), l'allenatore di quell'Alania che tanto ammirava da bambino. Nella titolata squadra dell'esercito, che solo un anno e mezzo prima aveva vinto la Coppa Uefa, spiccano fra gli altri i nomi dei brasiliani Jo, Wagner Love e Daniel Carvalho: troppa concorrenza per un ragazzino di 17 anni che può dunque aspirare al massimo a qualche panchina per fare esperienza.

Gazzaev, vecchia volpe del calcio sovietico, sa però di aver tra le mani un diamante e lo gestisce col contagocce: esordio il 26 aprile, nei minuti di recupero della sfida contro il Luch-Energia Vladivostok, poi la prima maglia da titolare, l'11 maggio, nell'ultima giornata della Premier League russa prima della sosta per gli Europei. Contro il Khimki, Dzagoev non scherza: un gol ed un assist fanno capire subito alla dirigenza dell'Armata che chiunque, con un talento così in casa, può lasciare il club...

Daniel Carvalho, finito ai margini, va all'Internacional, Jo viene venduto al Manchester City: Alan è praticamente già titolare a 18 anni appena compiuti. Un problema? Nient'affatto: inizia la spaventosa esplosione di una stella che, in sedici partite di campionato, sarà in grado di mettere a segno 8 reti ed 8 assist. In pratica, una giocata decisiva a partita, a cui vanno aggiunti i 3 gol in 3 presenze in Coppa nazionale e soprattutto la doppietta nel primo turno della fase a gironi di Uefa, contro il Deportivo La Coruna.

Numeri pazzeschi, che a settembre hanno spinto Guus Hiddink a convocarlo in Nazionale: contro la Germania (0-2), Dzagoev è diventato il più giovane giocatore di movimento (escluso dunque il portiere, dove spopola l'ex teenager Akinveef) della storia ad esordire con la maglia della Russia.

179 centimetri per 70 chili, Alan viene considerato in patria "il nuovo Arshavin": per sgombrare il campo da equivoci, ruolo, caratteristiche e se vogliamo anche il valore assoluto di prospettiva, sono molto diversi dal genio dello Zenit che negli ultimi mesi ha fatto innamorare di sè l'Europa. Trequartista, ma non così offensivo da essere anche una seconda punta nonostante la vena realizzativa, Dzagoev dà il meglio di sè con il suo destro fatato: classe, controllo di palla e visione di gioco ne fanno uno straordinario regista, sempre pronto a disegnare la parabola giusta per l'assist al bacio ai compagni, o per pennellare la punizione. il suo marchio di fabbrica, nel sette del portiere avversario.

Rapido, ma se vogliamo non scattante il 10 dello Zenit, la stella del CSKA può giocare anche più arretrato proprio a sfruttare la sua straordinaria capacità di playmaking: contemporaneamente però, privarlo della sua efficacia in fase realizzativa sarebbe un delitto. Il tiro da lontano è preciso e potente, la fantasia è quella dei grandi numeri 10 del calcio mondiale: non pensiamo allora di esagerare se definiamo il valore del giocatore complessivamente superiore a quello di "Shava" che, nonostante sia da diversi anni il miglior giocatore del suo campionato, solo da poco ha trovato il cambio di passo a livello internazionale.

Sicuramente il fisico è da riempire per competere ad altissimi livelli in un campionato di prima fascia, ma il talento cristallino c'è tutto: la garanzia per il suo futuro? La straordinaria attitudine al lavoro, di pieno stampo sovietico (ricordate Lobanovsky?), che ne fa un giocatore con margini di allenabilità spaventosi: la mentalità da leader, lo spirito di sacrificio e la sua modestia fuori dal campo lo rendono un prospetto davvero di categoria massima.

"Non gioca a calcio per soldi o per la notorietà, ma perchè il calcio è la sua vita" spiega il suo allenatore ai tempi del Krylia: "E' stato cresciuto meravigliosamente dai suoi genitori e vorrei ringraziarli a nome mio ed a nome del calcio russo" ha addirittura sentenziato Valery Gazzaev, lasciando trasparire tutta la soddisfazione per la "sua creatura".

Le premesse per un giocatore "storico", da futuri Palloni d'Oro (sì, al plurale), ci sono davvero tutte: la realtà del calcio russo sta emergendo in maniera prepotente grazie ai tecnici olandesi che hanno saputo valorizzarla, ma la differenza nei prossimi anni la faranno i nuovi talenti, come Dzagoev, il georgiano Kenia o il forte attaccante (classe '90) Prudnikhov, anch'egli già nel giro della Nazionale maggiore.

Il futuro di Alan intanto sembra quasi già scritto dalla sorte, nonostante la corte, tra gli altri, del Real Madrid: la sua squadra preferita è il Chelsea, il suo idolo Frank Lampard, il suo club il più legato a Roman Abramovich per rapporti, ormai decaduti, tra la sua proprietà e l'azienda del magnate russo. Per decidere quale sarà la cifra da scrivere davanti agli zeri, che saranno di certo sette, non resta che aspettare il continuo della Uefa ed il prossimo campionato russo, a cui il CSKA si presenterà con un altro talento al fianco di Dzagoev: ha 19 anni, si chiama Tomas Necid, è ceko ed è stato capocannoniere dell'Europeo under 17 nel 2006 e di quello Under 19 dello scorso anno. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia...

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